Il segreto della glassatura che i supermercati non vogliono farti sapere: quanto pesce compri davvero

Quando acquistiamo una confezione di platessa surgelata al supermercato, ci affidiamo al peso indicato sulla confezione per capire quanto prodotto stiamo realmente portando a casa. Eppure, dietro quel numero apparentemente chiaro si nasconde una questione che pochi consumatori conoscono: la glassatura protettiva può rappresentare una porzione significativa del peso dichiarato, alterando la percezione della quantità di pesce che finirà effettivamente nel nostro piatto.

Il peso che non è pesce: cosa include davvero la bilancia

La glassatura è quello strato di ghiaccio che avvolge i filetti di platessa surgelati, creato attraverso immersioni successive in acqua gelida o spruzzature durante il processo di congelamento. Questa tecnica industriale serve a proteggere il prodotto dall’ossidazione, dalla disidratazione e dal fenomeno del freezer burn durante lo stoccaggio e il trasporto. Dal punto di vista tecnologico si tratta di un processo necessario, ma dal punto di vista del consumatore finale genera una discrepanza importante tra aspettativa e realtà.

Il problema sostanziale emerge quando il peso netto dichiarato sulla confezione include questa glassatura protettiva. In termini pratici, questo significa che una confezione da 400 grammi potrebbe contenere effettivamente solo 280-320 grammi di platessa, mentre il resto è acqua congelata che pagheremo al prezzo del pesce.

Quanto ghiaccio stiamo comprando al posto del pesce

Le percentuali di glassatura possono variare considerevolmente, ma non è insolito trovare prodotti dove questa rappresenta dal 20% fino al 30% del peso totale. Traducendo questi numeri in termini concreti: su mezzo chilogrammo di prodotto acquistato, potremmo trovarci con 100-150 grammi di semplice ghiaccio. Una differenza tutt’altro che trascurabile, soprattutto se consideriamo il prezzo al chilogrammo della platessa surgelata.

La questione diventa ancora più rilevante quando confrontiamo il rapporto qualità-prezzo tra diversi prodotti. Un consumatore che basa la propria scelta esclusivamente sul peso indicato e sul prezzo complessivo rischia di pagare di più per ricevere meno prodotto effettivo, senza nemmeno rendersene conto.

La normativa europea e le zone grigie dell’etichettatura

La regolamentazione europea prevede che il peso netto dichiarato possa includere la glassatura, ma questa possibilità crea un’asimmetria informativa tra produttore e consumatore. Non tutti i prodotti riportano chiaramente la percentuale di glassatura o il peso del prodotto sgocciolato, lasciando chi acquista nell’incertezza su cosa stia effettivamente comprando.

Alcuni produttori hanno iniziato volontariamente a indicare entrambi i valori, distinguendo tra peso lordo e peso netto sgocciolato, ma questa pratica virtuosa non è ancora diffusa in modo omogeneo. La mancanza di un obbligo uniforme crea disparità e rende difficile per il consumatore operare confronti realmente informati tra prodotti diversi.

I diritti del consumatore: cosa fare quando la glassatura è eccessiva

Quando la glassatura risulta eccessiva o non adeguatamente comunicata sulla confezione, il consumatore non è privo di tutele. La garanzia legale di conformità permette di far valere i propri diritti entro due anni dall’acquisto del prodotto. Se scopriamo che la quantità di ghiaccio è sproporzionata rispetto al contenuto effettivo di pesce, possiamo rivolgerci al venditore.

Le opzioni disponibili includono la richiesta di sostituzione del prodotto, la riduzione del prezzo proporzionale al difetto riscontrato, o nei casi più gravi, la risoluzione del contratto con restituzione dell’importo pagato. L’importante è denunciare il problema entro due mesi dalla scoperta, conservando scontrino e confezione come prove dell’acquisto.

Come difendersi e fare scelte consapevoli

Esistono strategie concrete che possiamo adottare per evitare di pagare acqua al prezzo del pesce. La prima consiste nell’esaminare attentamente l’etichetta cercando eventuali indicazioni sulla percentuale di glassatura o sul peso sgocciolato. Quando presenti, questi dati permettono di calcolare il prezzo effettivo al chilogrammo del prodotto netto.

Un secondo approccio riguarda l’osservazione diretta del prodotto attraverso la confezione trasparente. Uno strato di ghiaccio particolarmente spesso e opaco che avvolge i filetti dovrebbe far scattare un campanello d’allarme. La glassatura tecnica necessaria alla conservazione dovrebbe risultare sottile e quasi impercettibile, non formare blocchi massicci di ghiaccio.

Calcolare il costo reale: una formula semplice

Per capire quanto stiamo effettivamente spendendo per la platessa, possiamo applicare un calcolo basilare. Se una confezione da 500 grammi costa 6 euro e contiene il 25% di glassatura, il peso netto effettivo sarà di 375 grammi. Il prezzo reale al chilogrammo non sarà quindi di 12 euro, ma di 16 euro: una differenza sostanziale che cambia completamente la valutazione della convenienza.

Oltre il prezzo: la questione della sostenibilità

La presenza eccessiva di glassatura solleva anche interrogativi ambientali che vanno oltre il portafoglio del consumatore. Trasportare e conservare acqua congelata significa sprecare energia e risorse logistiche che potrebbero essere impiegate diversamente. In un’epoca in cui la sostenibilità della filiera alimentare è diventata prioritaria, questi aspetti meritano considerazione.

Acquistare consapevolmente significa anche premiare quei produttori che adottano pratiche trasparenti e rispettose, utilizzando la quantità minima necessaria di glassatura e comunicando chiaramente al consumatore il peso effettivo del prodotto ittico.

Verificare dopo l’acquisto: il test domestico

Una volta a casa, possiamo verificare personalmente quanto ghiaccio abbiamo realmente acquistato. Dopo aver scongelato completamente la platessa e asciugato accuratamente i filetti con carta assorbente, è possibile pesarli nuovamente. La differenza con il peso dichiarato sulla confezione rivelerà l’entità effettiva della glassatura, fornendo un’informazione preziosa per gli acquisti futuri.

Questo semplice esperimento domestico non solo ci rende consumatori più informati, ma ci permette di mappare quali prodotti offrono un rapporto più onesto tra peso dichiarato e contenuto effettivo, orientando le nostre scelte future verso maggiore trasparenza e convenienza reale. Nel caso in cui la differenza risulti eccessiva e non giustificata, avremo anche elementi concreti per far valere i nostri diritti presso il punto vendita.

Quanto ghiaccio accetteresti nella tua platessa surgelata?
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