Vedere un nipote brillante che non riesce a riconoscere il proprio valore è una delle esperienze più frustranti che un nonno possa affrontare. Quella sensazione di impotenza davanti a un giovane adulto capace, che però si autosabota e minimizza ogni successo, tocca corde profonde. Eppure, proprio il legame particolare tra nonni e nipoti può diventare la chiave per sciogliere questo nodo di insicurezza.
Oltre il paradosso della bassa autostima
La scarsa fiducia in se stessi nei giovani adulti rappresenta un fenomeno sempre più diffuso, nonostante le loro competenze oggettive. Gli scienziati hanno scoperto che circa il 40-60% delle capacità mentali sono trasmesse ereditariamente dai genitori, ma l’ambiente e le relazioni familiari giocano un ruolo cruciale nel plasmare l’autostima e la percezione di sé. Il paradosso sta proprio qui: più aumentano le aspettative sociali, più alcuni ragazzi sviluppano una percezione distorta di inadeguatezza.
Questo nipote che esita davanti alle scelte importanti non è pigro né incapace. Molto probabilmente porta con sé il peso di confronti costanti, di una cultura della perfezione alimentata dai social media, o di esperienze passate dove il suo valore è stato legato esclusivamente alla performance. Capire questa dinamica è il primo passo per offrire un sostegno realmente efficace.
Il ruolo unico del nonno: né genitore né amico
I nonni occupano uno spazio relazionale prezioso e irripetibile. Non hanno la pressione educativa diretta dei genitori, ma nemmeno la distanza degli estranei. Questa posizione intermedia permette di costruire un dialogo diverso, meno carico di aspettative immediate e più orientato alla trasmissione di saggezza esistenziale.
La psicologa dell’età evolutiva Anna Oliverio Ferraris sottolinea come i legami familiari estesi, inclusi quelli con i nonni, possano offrire validazione emotiva e ascolto privo di giudizio, favorendo lo sviluppo emotivo nei giovani adulti. È proprio questa libertà da pressioni quotidiane che rende i nonni figure chiave nel rafforzamento dell’autostima.
Strategie concrete per stimolare la fiducia
Raccontare le proprie vulnerabilità passate rappresenta uno strumento potentissimo. Invece di condividere solo i successi, un nonno può aprirsi sui momenti di dubbio, sulle scelte sbagliate, sui fallimenti che hanno preceduto i traguardi. Questo umanizza il percorso di crescita e normalizza l’incertezza, mostrando che nessuno è nato già formato.
Un approccio efficace consiste nel riformulare i fallimenti come dati. Quando il nipote sminuisce un risultato dicendo “è stata solo fortuna” o “chiunque avrebbe potuto farlo”, il nonno può gentilmente sfidare questa narrativa chiedendo prove concrete: “Quali competenze specifiche hai usato? Come hai risolto quel problema che si è presentato?” Queste domande aiutano a rendere visibili le abilità che vengono date per scontate.
L’arte di porre le domande giuste
Più che offrire consigli diretti, che rischiano di essere percepiti come ulteriori aspettative, risulta efficace utilizzare domande aperte che stimolino l’auto-riflessione. Domande come “Cosa ti dice questa esitazione? Di cosa ha paura la parte di te che frena?” oppure “Se un tuo amico ti descrivesse, quali qualità menzionerebbe per prime?” spostano il focus dall’ansia della decisione alla comprensione più profonda di sé.
Anche chiedere “Tra dieci anni, guardando indietro, quale decisione vorresti aver preso oggi?” o “Cosa succederebbe se questa scelta non andasse come speri? Sarebbe davvero irreversibile?” aiuta a ridimensionare la paura. Queste domande, ispirate alla metodologia del coaching sistemico, promuovono auto-riflessione e crescita personale senza imporre soluzioni preconfezionate.
Costruire un archivio di evidenze
Una tecnica particolarmente efficace consiste nel creare insieme un “diario delle competenze”. Il nonno può proporre al nipote di annotare, anche solo una volta a settimana, situazioni concrete dove ha dimostrato capacità specifiche: problem solving, resilienza, creatività, empatia.

Questo esercizio contrasta il bias di negatività, che porta le persone con bassa autostima a ricordare selettivamente solo gli errori. Le ricerche in psicologia cognitiva evidenziano come la socializzazione familiare migliori la fiducia in se stessi rafforzando l’autopercezione. L’obiettivo non è celebrare ogni piccolo gesto, ma costruire un repertorio oggettivo di prove contro la narrativa di inadeguatezza che il giovane si è costruito nel tempo.
Quando l’ascolto vale più delle parole
A volte la preoccupazione spinge a voler risolvere, convincere, rassicurare. Ma un giovane adulto che sminuisce i propri risultati spesso non cerca soluzioni immediate: cerca uno spazio dove la sua vulnerabilità possa esistere senza essere giudicata o minimizzata.
L’ascolto attivo significa resistere all’impulso di correggere immediatamente la percezione distorta del nipote. Significa accogliere prima il suo disagio emotivo, validarlo come reale dicendo cose come “capisco che tu ti senta così, e immagino quanto sia pesante”, per poi eventualmente offrire una prospettiva alternativa. Questo approccio crea un ponte di fiducia fondamentale.
Segnali che richiedono un supporto professionale
Esiste una differenza tra insicurezza situazionale e problematiche più profonde. Se l’autosvalutazione del nipote è accompagnata da ritiro sociale prolungato, sintomi di ansia o depressione, auto-sabotaggio sistematico o difficoltà nel funzionamento quotidiano, il suggerimento di rivolgersi a un professionista della salute mentale diventa necessario.
Il nonno può normalizzare questo passaggio condividendo come oggi la terapia sia considerata uno strumento di crescita personale, non un marchio di fragilità. La National Alliance on Mental Illness evidenzia come l’intervento precoce nei giovani adulti possa significativamente migliorare gli esiti a lungo termine, rendendo più semplice affrontare le sfide della vita adulta.
Il potere della pazienza generazionale
I nonni possiedono una risorsa che spesso manca nelle dinamiche più immediate: la prospettiva del tempo lungo. Hanno visto evoluzioni, trasformazioni, fioriture tardive. Possono testimoniare che l’identità non si costruisce in un giorno e che l’esitazione davanti alle scelte importanti può essere saggezza mascherata da paura.
Questo giovane adulto sta navigando un’epoca di complessità senza precedenti, dove le possibilità sono infinite ma paralizzanti, dove ogni scelta sembra definitiva sui social ma precaria nella realtà economica. La sua scarsa fiducia potrebbe essere, paradossalmente, un segno di consapevolezza della posta in gioco.
Il contributo più prezioso che un nonno può offrire non è eliminare l’incertezza, ma accompagnare il nipote nell’accettarla come componente naturale di ogni percorso significativo. Attraverso presenza costante, domande che stimolano riflessione invece di fornire risposte preconfezionate, e la condivisione di una saggezza guadagnata attraverso decenni di vita, si costruisce quello spazio relazionale dove la fiducia in se stessi può germogliare, al proprio ritmo, con le proprie modalità uniche. Non serve forzare la crescita, ma creare le condizioni perché avvenga naturalmente.
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