Una nonna racconta: ho viziato troppo mio nipote per anni, quando ho scoperto le conseguenze era troppo tardi

Quando la porta di casa si apre e i nipoti entrano come un turbine di energia, molte nonne si trovano divise tra il desiderio di essere la figura affettuosa che vizia e la necessità di mantenere un minimo di disciplina. Questa tensione quotidiana genera spesso incomprensioni profonde con i figli, che vedono vanificati i propri sforzi educativi ogni volta che i bambini tornano dai nonni con abitudini difficili da scardinare. Il problema non riguarda l’amore, che abbonda da entrambe le parti, ma la modalità con cui questo amore si esprime. Le dinamiche generazionali, unite a visioni educative differenti, creano un cortocircuito relazionale che merita attenzione e strategie concrete.

Perché le nonne tendono alla permissività

Comprendere le radici di questo comportamento aiuta a non giudicare e a trovare soluzioni efficaci. Le nonne vivono una condizione psicologica particolare: hanno già attraversato le fatiche dell’educazione dei propri figli e ora desiderano godere della relazione con i nipoti senza le responsabilità quotidiane che comporta essere genitori. Il tempo limitato che trascorrono con i bambini crea una sorta di “effetto vacanza”. Chi vede i nipoti sporadicamente tende a concentrare in quelle ore il massimo della gratificazione reciproca, evitando conflitti o negazioni che potrebbero rovinare quei momenti preziosi.

Esiste anche una possibile componente di riparazione emotiva: alcune nonne, consapevolmente o meno, possono cercare di offrire ai nipoti ciò che non hanno potuto dare ai propri figli, ad esempio per ristrettezze economiche o per un contesto sociale diverso. Questo movimento rappresenta una forma di rielaborazione della propria storia genitoriale attraverso il rapporto con i nipoti, un fenomeno documentato dalla letteratura sulle relazioni intergenerazionali.

Cosa rischiano davvero i bambini

I piccoli sono straordinariamente abili nel cogliere le incongruenze educative. Quando le regole cambiano radicalmente tra casa e casa della nonna, non sviluppano semplicemente flessibilità, ma possono sperimentare confusione sui confini comportamentali. La psicologia dello sviluppo sottolinea che i bambini beneficiano di regole relativamente stabili e prevedibili per costruire un senso di sicurezza e controllo sull’ambiente.

Uno stile educativo caratterizzato da calore unito a regole chiare e coerenti è associato a migliori esiti emotivi e comportamentali nei bambini rispetto a stili troppo permissivi o incoerenti. Messaggi contraddittori tra figure adulte significative possono aumentare l’ansia e favorire comportamenti di verifica dei limiti: il bambino impara rapidamente dove può ottenere cosa e, in contesti di forte incoerenza, questo può contribuire a tensioni e alleanze disfunzionali nelle relazioni familiari.

Un ulteriore rischio riguarda l’autorità genitoriale. Quando i nonni si mostrano sistematicamente più permissivi su punti che per i genitori sono centrali, come gli orari del sonno o l’uso degli schermi, i genitori possono essere percepiti prevalentemente come figure limitanti o punitive, alterando l’equilibrio affettivo e gerarchico che sostiene lo sviluppo emotivo del bambino.

Strategie pratiche per le nonne

Riconoscere il problema rappresenta il primo passo fondamentale. Una nonna consapevole delle proprie difficoltà nel porre limiti può trasformare questa vulnerabilità in un punto di forza relazionale con i genitori dei bambini, facilitando il dialogo invece del conflitto. La consapevolezza condivisa dei ruoli e delle aspettative riduce significativamente la conflittualità intergenerazionale.

Creare un patto educativo familiare

Invece di subire le critiche, la nonna può proporre un incontro strutturato dove definire insieme poche regole essenziali valide ovunque. Non si tratta di applicare pedissequamente tutti i principi educativi dei genitori, ma di concordare i punti irrinunciabili: orari dei pasti principali e tipologie di snack consentiti, tempo massimo davanti agli schermi, modalità di gestione dei capricci privilegiando coerenza e calma, conseguenze per comportamenti inaccettabili che siano semplici e proporzionate.

Distinguere tra viziare e amare

Esiste una differenza sostanziale che molte nonne faticano a cogliere. Viziare significa cedere a ogni richiesta per evitare il disagio emotivo del rifiuto. Amare significa anche dire di no quando necessario, mostrando che l’affetto non si misura in concessioni ma in presenza qualitativa e in confini chiari. La combinazione di calore e limiti è associata a migliori esiti rispetto alla sola indulgenza.

Una nonna può essere speciale senza sovvertire le regole: cucinare il piatto preferito del nipote, dedicare tempo ad attività creative, ascoltare con attenzione, creare rituali affettivi unici. Il supporto emotivo, la condivisione di tempo e di storie familiari contribuiscono alla resilienza dei bambini e al loro benessere, anche indipendentemente dagli aspetti materiali.

Tecniche concrete per mantenere i confini

Quando la tentazione di cedere diventa forte, alcune strategie aiutano concretamente:

  • Anticipare al bambino le regole valide a casa della nonna, creando un “decalogo del tempo insieme” visibile e condiviso
  • Utilizzare il rinforzo positivo invece delle concessioni: premiare i comportamenti adeguati con attenzioni speciali piuttosto che cedere alle richieste inappropriate
  • Prepararsi mentalmente prima dell’arrivo dei nipoti, ricordando a se stesse gli accordi presi con i genitori
  • Chiedere supporto al partner o ad altre figure familiari nei momenti di difficoltà

Il dialogo tra generazioni

I genitori, dal canto loro, possono riconoscere il valore insostituibile della relazione nonni-nipoti senza pretendere una replica esatta del proprio modello educativo. Una certa differenziazione tra ruoli genitori-nonni è fisiologica e, se contenuta, arricchente per il bambino. Tuttavia, quando le divergenze creano problemi concreti, il confronto diventa necessario.

Le conversazioni più efficaci evitano accuse e partono da osservazioni specifiche: non “sei troppo permissiva”, ma “ho notato che dopo il weekend da te, Marco fatica a rispettare l’orario della nanna per alcuni giorni”. Questo tipo di comunicazione, focalizzata sui comportamenti osservabili e sugli effetti, favorisce l’apertura al dialogo.

Quando tua madre vizia i tuoi figli tu normalmente cosa fai?
Litigo subito con lei
Lascio correre per non creare tensioni
Cerco un dialogo costruttivo dopo
Coinvolgo mio padre come mediatore
Ho già stabilito regole chiare condivise

Esprimere gratitudine per l’aiuto ricevuto e riconoscere le competenze della nonna facilita la collaborazione. Il riconoscimento del contributo dell’altro riduce la difensività e favorisce soluzioni condivise. Ogni genitore è stato bambino di quella nonna: ricordare questo legame profondo può aiutare ad ammorbidire le tensioni e a rimettere al centro la storia comune.

Quando chiedere supporto esterno

Se le incomprensioni generano conflitti ripetuti che danneggiano le relazioni familiari, la mediazione di un professionista può rivelarsi preziosa. Psicologi specializzati in terapia familiare offrono spazi neutri dove ogni voce viene ascoltata e dove possono emergere soluzioni condivise. La terapia familiare sistemica si è dimostrata efficace nel migliorare la comunicazione intergenerazionale e nel ridurre i conflitti legati a ruoli e confini.

Non si tratta di patologizzare dinamiche comuni, ma di riconoscere quando serve un aiuto per sbloccare situazioni cristallizzate in cui nessuno riesce più ad ascoltare davvero l’altro. Interventi brevi focalizzati sulla rinegoziazione dei confini e dei ruoli sono spesso sufficienti a migliorare il clima familiare.

La famiglia multigenerazionale rappresenta una ricchezza quando ogni membro trova il proprio ruolo rispettato. Le nonne possono essere figure di amore incondizionato pur mantenendo quella struttura minima che permette ai genitori di sentirsi sostenuti anziché sabotati. I bambini, beneficiari ultimi di questo equilibrio, presentano maggior benessere emotivo e adattamento sociale quando gli adulti significativi collaborano invece di competere.

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