Quando acquistiamo aglio confezionato al supermercato, ci troviamo spesso di fronte a etichette che sembrano urlare qualità: “100% naturale”, “senza conservanti”, “prodotto genuino”. Ma fermiamoci un attimo a riflettere: stiamo davvero ricevendo informazioni utili per una scelta consapevole, oppure questi messaggi servono principalmente a giustificare un prezzo più alto rispetto all’aglio sfuso?
Quando il naturale diventa una strategia di marketing
L’aglio è un prodotto ortofrutticolo fresco. In quanto ortofrutticolo non trasformato, rientra nella categoria dei prodotti che per definizione normativa non contengono ingredienti aggiunti diversi dal proprio alimento, compresi i conservanti. Per sua natura e per il tipo di prodotto, l’aglio fresco commercializzato tal quale è normalmente privo di conservanti aggiunti e viene venduto così come raccolto ed eventualmente essiccato, analogamente ad altri ortaggi freschi come patate o cipolle. La conservazione di questi prodotti avviene di regola tramite essiccazione parziale, condizioni controllate di temperatura, umidità e ventilazione, non tramite additivi chimici.
Eppure, sempre più spesso troviamo confezioni che enfatizzano queste caratteristiche come se fossero un valore aggiunto eccezionale. Il problema non sta tanto nell’informazione in sé, quanto nel modo in cui viene presentata: questi claim rischiano di creare una percezione distorta della realtà, facendo credere al consumatore che altri agli presenti sul mercato contengano chissà quali additivi o sostanze artificiali.
Questa pratica comunicativa rientra nell’uso di informazioni che, sebbene veritiere, possono risultare ridondanti quando riguardano caratteristiche comuni a tutti i prodotti di quella categoria. La normativa europea prevede che le informazioni sugli alimenti non debbano indurre in errore attribuendo al prodotto effetti o proprietà che non possiede o suggerendo che possieda caratteristiche particolari quando in realtà tutti i prodotti analoghi possiedono le stesse caratteristiche. Il risultato? Una differenziazione essenzialmente di marketing tra prodotti che, dal punto di vista della composizione di base, sono molto simili.
I trattamenti post-raccolta: il grande assente dalle etichette
Se da un lato troviamo claim ridondanti sul carattere naturale dell’aglio, dall’altro assistiamo spesso a una scarsissima evidenza grafica per informazioni che potrebbero davvero fare la differenza nelle scelte d’acquisto. Parliamo dei trattamenti post-raccolta, pratiche legittime e regolamentate, ma che il consumatore ha il diritto di conoscere quando sono applicate.
L’irradiazione: una tecnologia invisibile
Alcuni bulbi di aglio possono essere sottoposti a irradiazione ionizzante per prevenire la germinazione durante lo stoccaggio e prolungare la shelf-life del prodotto. L’uso delle radiazioni ionizzanti come tecnologia di conservazione per prodotti alimentari, inclusi alcuni vegetali, è autorizzato dalla normativa europea entro limiti specifici. Il trattamento con radiazioni ionizzanti, quando effettuato, deve essere obbligatoriamente indicato sull’etichetta con la dicitura “irradiato” o “trattato con radiazioni ionizzanti”.
Nella pratica quotidiana, queste indicazioni possono risultare poco evidenti se stampate in caratteri molto piccoli o collocate in aree poco visibili della confezione, pur rispettando formalmente i requisiti minimi di leggibilità previsti dalla normativa.
Gli antigermoglianti: la gestione della conservazione
Nel settore degli orticoli a bulbo, in particolare per le patate, è diffuso l’utilizzo di sostanze antigermoglianti per evitare lo sviluppo di germogli durante la conservazione. Per l’aglio, l’impiego di antigermoglianti di sintesi non è diffuso come per le patate, e la principale tecnica di controllo della germinazione resta la gestione delle condizioni di temperatura, umidità e ventilazione in magazzino.
Quando vengano utilizzati prodotti fitosanitari post-raccolta autorizzati, essi sono soggetti alle norme generali sui residui e ai controlli ufficiali. Nel caso dell’aglio, se fossero applicati trattamenti post-raccolta per cui è prevista un’indicazione specifica, tale informazione deve comparire in etichetta, ma spesso viene relegata in posizioni secondarie della confezione.

Come difendersi dai claim che non aggiungono valore
La prima arma a disposizione del consumatore è la consapevolezza. Quando leggiamo “senza conservanti” su una confezione di aglio fresco, dovremmo chiederci: quale prodotto ortofrutticolo fresco standardizzato conterrebbe conservanti aggiunti? Per gli ortaggi freschi non trasformati, l’aggiunta di conservanti come ingredienti è inusuale, e la conservazione avviene tramite catena del freddo, essiccazione, atmosfera controllata, senza necessità di additivi.
Se quella caratteristica è comune a tutta la categoria, allora quel claim non sta fornendo un’informazione distintiva reale, ma sta semplicemente creando un’illusione di superiorità, suggerendo un vantaggio speciale che in realtà è condiviso da tutti i prodotti analoghi.
Cosa cercare davvero sull’etichetta
- Origine geografica: per i prodotti ortofrutticoli freschi, l’indicazione del paese di origine è obbligatoria. L’origine è un’informazione sostanziale, che può indicare diverse filiere produttive, sistemi di controllo e distanze di trasporto
- Trattamenti post-raccolta: la presenza di irradiazione deve essere indicata con la dicitura “irradiato” o “trattato con radiazioni ionizzanti”. Per altri trattamenti post-raccolta che rientrano tra quelli per cui la normativa richiede un’indicazione specifica, la dicitura deve essere presente in etichetta
La trasparenza come diritto, non come concessione
Il Regolamento europeo 1169/2011 sulle informazioni alimentari ai consumatori stabilisce chiaramente che le etichette non devono indurre in errore l’acquirente, in particolare per quanto riguarda le caratteristiche dell’alimento, la natura, l’identità, le proprietà, la composizione, la quantità, la durata di conservazione, il paese d’origine o il luogo di provenienza, il metodo di fabbricazione o di produzione. Le etichette non devono suggerire che il prodotto alimentare possiede caratteristiche particolari quando in realtà tutti i prodotti alimentari analoghi possiedono le stesse caratteristiche.
I claim che enfatizzano la naturalità o l’assenza di conservanti su prodotti ortofrutticoli freschi si collocano in una zona in cui, pur essendo formalmente veritieri, possono risultare borderline rispetto allo spirito della norma se inducono il consumatore a ritenere che quel prodotto abbia una qualità speciale che in realtà è comune a tutta la categoria.
Come consumatori, abbiamo il diritto di pretendere che le informazioni in etichetta siano non solo veritiere, ma anche sostanziali e rilevanti per le nostre scelte. Un’etichetta che evidenzia l’ovvio mentre rende poco visibili le informazioni che distinguono davvero un prodotto da un altro rischia di tradire lo spirito di trasparenza e comprensibilità voluto dalla normativa europea.
Strategie pratiche per un acquisto consapevole
Prima di lasciarvi conquistare da packaging accattivanti e promesse rassicuranti, dedicate qualche secondo in più all’esame completo dell’etichetta. Girate la confezione, cercate le scritte in piccolo, verificate se compaiono riferimenti a trattamenti specifici come l’eventuale irradiazione. Confrontate il prezzo dell’aglio confezionato con claim enfatizzati con quello sfuso o in confezioni più semplici: il differenziale di prezzo può riflettere in larga parte costi di confezionamento e marketing più che una reale differenza di composizione o sicurezza, a parità di origine e categoria commerciale.
Quando possibile, privilegiate anche la valutazione diretta del prodotto: consistenza, dimensioni e aspetto dei bulbi sono indicatori pratici. Un buon aglio si riconosce dalla compattezza del bulbo, dalla tunica esterna integra e asciutta e dall’assenza di germogli visibili o segni di muffa, caratteristiche che indicano freschezza e corretta conservazione.
La tutela dei consumatori passa anche attraverso piccoli gesti quotidiani di attenzione critica. Ogni volta che scegliamo di guardare oltre il marketing e di esigere informazioni realmente utili, contribuiamo a costruire un mercato più trasparente ed equo, dove la qualità reale prevale sulle promesse vuote e dove le etichette servono davvero a informare piuttosto che a confondere.
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