Il profumo dei biscotti appena sfornati, le risate che riempiono la casa, quel “sì” pronto a ogni richiesta: essere nonna è un privilegio meraviglioso, ma nasconde insidie educative che meritano attenzione. Quando l’amore si trasforma in permissivismo totale, si crea una frattura silenziosa che può minare tanto il rapporto con i figli adulti quanto lo sviluppo emotivo dei nipoti.
Il paradosso dell’amore incondizionato
Molte nonne vivono la relazione con i nipoti come una seconda opportunità, libera dalle pressioni che hanno caratterizzato il loro ruolo di madri. Questa volta non ci sono preoccupazioni lavorative, ansie da prestazione genitoriale o stanchezza cronica. C’è solo il desiderio di costruire ricordi felici e di essere ricordate con affetto.
Le ricerche in psicologia dello sviluppo mostrano che i bambini necessitano di una certa coerenza educativa tra le diverse figure di riferimento per sviluppare un senso di giustizia, di dovere e una bussola morale relativamente stabile. Gli studi sullo sviluppo del giudizio morale in contesti familiari indicano che la prevedibilità delle regole e la chiarezza delle aspettative da parte degli adulti di riferimento favoriscono l’interiorizzazione di norme e valori.
Quando le regole cambiano radicalmente tra casa dei genitori e casa dei nonni, molti psicologi parlano di incongruenza normativa: questa discrepanza può rendere più difficile per il bambino capire quali regole siano davvero importanti e in quali contesti valgano.
Quando il “sì” diventa una trappola affettiva
Dietro la tendenza a concedere tutto si nasconde spesso una paura profonda: quella di non essere abbastanza amata, di venire confrontata con l’altro nonno o, peggio, di vedere ridotte le occasioni di incontro con i nipoti. Questo meccanismo psicologico trasforma i regali, le concessioni e i privilegi in una sorta di moneta affettiva che si crede necessaria per conquistare l’amore dei piccoli.
La realtà, però, va in un’altra direzione: numerosi studi evidenziano che i bambini costruiscono legami più sicuri con gli adulti che offrono cura, sensibilità e limiti chiari, piuttosto che con chi concede tutto senza confini. La teoria dell’attaccamento mostra che la sensibilità e la prevedibilità dell’adulto, non il permissivismo, sono associate a un attaccamento più sicuro e a un migliore sviluppo emotivo.
La sicurezza nasce proprio dalla prevedibilità, dalla certezza che esistono confini entro cui muoversi liberamente.
Le conseguenze invisibili sui nipoti
Il permissivismo eccessivo produce effetti che si manifestano nel tempo. Abituati a ottenere tutto immediatamente, i bambini faticano poi ad accettare i “no” necessari della vita quotidiana. La letteratura sugli stili genitoriali permissivi mostra una maggiore difficoltà nella regolazione emotiva e nella tolleranza alla frustrazione nei figli esposti a regole poco chiare e limiti rari.
Se a casa non si mangia prima di cena ma dalla nonna sì, quale regola vale davvero? Le ricerche sulle pratiche educative intrafamiliari indicano che incoerenze marcate tra figure adulte aumentano la confusione rispetto alle norme e possono indebolire l’adesione del bambino alle regole familiari centrali.
I bambini, molto competenti nel leggere le differenze tra adulti, imparano rapidamente a sfruttare le discrepanze educative a proprio vantaggio, chiedendo al nonno ciò che il genitore nega. Questa manipolazione inconsapevole diventa una strategia relazionale che può protrarsi negli anni.
Quando la nonna contraddice sistematicamente le regole dei genitori, questi ultimi possono perdere credibilità agli occhi dei figli. La ricerca sugli stili genitoriali mostra che la coesione tra figure educative rafforza l’autorevolezza dei genitori, mentre la disconferma pubblica delle loro regole ne riduce l’impatto.

La ferita nel rapporto tra generazioni
I genitori che vedono vanificate le proprie scelte educative provano un mix di emozioni complesse: frustrazione, rabbia, impotenza, ma anche senso di colpa per voler limitare un rapporto che dovrebbe essere gioioso.
Gli studi sulle relazioni intergenerazionali mostrano che i conflitti tra genitori e nonni legati alle modalità di cura dei bambini sono una delle fonti più frequenti di tensione nelle famiglie allargate. Nelle ricerche condotte su famiglie con nonni molto coinvolti nella cura dei nipoti, divergenze su disciplina, alimentazione e regole quotidiane emergono come motivi centrali di conflitto e di stress relazionale.
Questi attriti possono portare a decisioni drastiche: visite ridotte, festività separate, rapporti che si raffreddano. Tutti perdono in questi casi, ma soprattutto i bambini, privati di una relazione con i nonni che, quando sostenuta da una buona collaborazione con i genitori, è associata a esiti positivi sul benessere emotivo e sociale.
Ripensare il ruolo da una prospettiva nuova
Il punto di svolta arriva quando la nonna comprende una verità fondamentale: i nipoti non hanno bisogno di un altro amico permissivo, ma di una figura affettiva stabile e sufficientemente coerente con il progetto educativo familiare.
Questo non significa rinunciare alla spontaneità o alla magia del rapporto nonna-nipote, ma incorniciarlo dentro una collaborazione rispettosa con i genitori. Le ricerche su nonni e nipoti in diversi Paesi europei mostrano che, quando nonni e genitori sono allineati su valori di base e regole principali, i bambini tendono a mostrare migliore adattamento socio-emotivo, maggiore competenza sociale e meno problemi comportamentali.
Strategie concrete per trasformare il permissivismo in alleanza
Il cambiamento parte dal dialogo. È fondamentale che genitori e nonni si siedano insieme, senza i bambini presenti, per definire quali regole sono irrinunciabili e dove invece può esistere una flessibilità sana.
Una nonna può mantenere la propria unicità attraverso rituali speciali, attività creative o tradizioni familiari, senza per questo demolire l’impianto educativo. La differenza tra essere speciali ed essere permissivi sta nella consapevolezza: preparare insieme i biscotti crea un ricordo indelebile tanto quanto comprare l’ennesimo giocattolo, ma con un valore formativo completamente diverso.
L’apprendimento di competenze pratiche, la collaborazione e il tempo condiviso sono associati a un migliore legame nonno-nipote e a un maggior senso di autoefficacia nel bambino. L’amore si misura nella qualità della presenza, non nella quantità delle concessioni.
Ricostruire attraverso la vulnerabilità
Ammettere di aver usato i “sì” come scudo protettivo contro la paura di non essere amata richiede coraggio. Ma questa vulnerabilità apre porte inaspettate: permette ai figli adulti di comprendere le insicurezze materne, ai nipoti di sperimentare una relazione più autentica, e alla nonna stessa di scoprire che il proprio valore non dipende da ciò che concede, ma da ciò che è.
I bambini ricorderanno le storie raccontate prima di dormire, le passeggiate mano nella mano, le risate condivise. La ricerca sui ricordi d’infanzia e sulle relazioni significative mostra che, in età adulta, le persone riportano soprattutto memorie di tempo condiviso, rituali e calore emotivo, più che di oggetti materiali ricevuti.
E i vostri figli vi saranno grati per aver scelto di essere alleati invece che antagonisti nel percorso più importante delle loro vite: crescere esseri umani equilibrati e felici.
Indice dei contenuti
